OLBIA  
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CENNI STORICI - La città ha perso, in buona parte, l'aspetto di piccolo centro, abitato in prevalenza da pescatori, che risale ad alcuni decenni orsono; ora ha assunto l'aspetto di una moderna città. L'importanza di questa città, da un punto di vista storico, è notevole: ciò è dimostrato dai numerosi reperti esposti nei musei di Cagliari e di Sassari.La città veniva chiamata Terranova Pausania fino al 1939, e sorgeva nello stesso punto in cui era posta Olbia. L'origine dell'antico centro èalquanto incerta; l'ipotesi avanzata da qualche storico, secondo cui la sua fondazione è da attribuire ai Greci, e più esattamente ai Focesi di Marsiglia, attorno al VI sec. a.C., non è documentabile nè ad Olbia nè nel resto della Sardegna. Quasi certamente questo centro fu fondato dai Cartaginesi attorno al sec. IV a.C., a questo periodo appunto risalgono i retsi, messi in luce tempo fa, di una vasta necropoli punica. Dopo la cacciata dei Cartaginesi, arrivarono i Romani, che fecero di Olbia un'importante testa di ponte con il continente. La città conobbe una notevole fioritura soprattutto in epoca imperiale, quando nelle campagne avevano dei vasti possedimenti la Genis Giulia e Atte, la famosa concubina di Nerone. Quando ormai l'impero romano era avviato sul viale del tramonto, Olbia fu fatta oggetto di frequenti invasioni da parte dei vandali, che provenivano dall'Africa e imperversavano per tutto il Mediterraneo. Fra il V e il IX sec. d.C., al posto dell'antica Olbia nacque il borgo di Fausania, di cui parla nei suoi scritti anche Gregorio Magno; Fausania che era, in epoca romana, un semplice sobborgo di Olbia, divenne un vero e proprio centro urbano, quando la stessa Olbia andò incontro ad una inesorabile decadenza. Dopo il sec. IX, le fonti storiche non riportano più il nome di Fausania, segno evidentemente che questo centro era a sua volta decaduto, ma attorno all'anno Mille, la città rifiorì e prese il nome di Civita, prima, e di terranova, dopo: la sua importanza è documentata dal fatto che divenne sede del Giudicato di Gallura. La città fu in seguito data in feudo a varie famiglie spagnole e venne allora coinvolta nel generale declino sociale ed economico che riguardava tutta la Sardegna. Il rifiorire della città è abbastanza recente e risale agli anni successivi alla 1° guerra mondiale, quando venne potenziato notevolmente il porto.
 
A SPASSO PER LA CITTA' - Il visitatore che approda nel porto di Olbia, si dirige verso la città percorrendo una stretta lingua di terra di Km. 1,4, chiamato Viale Isola Bianca. Percorrendo il viale, si può ammirare il paesaggio costituito dalla vista sulla città e sull'Isola di Tavolara. Arrivati alla fine del viale, s'incontra, a d., il braccio della sopraelevata che immette sulla strada per Golfo Aranci; se invece si svolta a s., su Corso Vittorio Emanuele II, ornato ai lati da alberi, si arriva fino ad incontrare, a s., il molo commerciale; s'imbocca quindi, a d., il Corso Umberto che, con le sue belle vetrine, è il cuore della città. All'inizio del Corso Umberto è collocato, a s.., il Palazzo comunale; si sale quindi fino ad incontrare, a d., la stretta Via Cagliari, sulla cui d., è situata la Chiesa Primaziale: questa risale al 1747 ed è stata restaurata nel 1944; all'interno è interessante vedere il bel pulpito in stile secentesco. Proseguendo lungo Corso Umberto, si arriva all'alberata Piazza R: Margherita, dove sono visibili ancora gli scavi che hanno messo in luce una cisterna punica: la piazza è stata definita "il salotto di Olbia", in quanto qui si passeggia, si discute e s'incontrano gli amici. Lungo la Via G. d'Annunzio è situata l'importante Chiesa romanica di San Simplicio: questa risale al sec. XI, fu poi modificata nel secolo successivo e fu la cattedrale della diocesi di Civita fino al 1503. La chiesa, interamente in granito, è situata su un rialzo; la facciata denuncia motivi romanico-pisani, con elementi lombardi. Sull'antica necropoli punica sono sorte ormai vie e case, ma nei vari scavi sono stati messi in luce numerosi reperti archeologici.